PEC e Sicurezza: Come Proteggere la Posta Certificata Aziendale nel 2026

Cos'è la sicurezza della PEC La sicurezza della PEC riguarda l'insieme di misure tecniche e organizzative per proteggere la posta elettronica certificata da accessi non autorizzati, phishing e furto di credenziali. Pur garantendo integrità e valore legale della comunicazione, la PEC non è immune dagli attacchi informatici e richiede protezioni attive da parte del titolare.

La PEC garantisce l'integrità e la prova di invio/ricezione, ma non è immune dal phishing, dal furto di credenziali e dall'uso fraudolento. Anzi: proprio la sua autorità percepita la rende un bersaglio privilegiato. Chi riceve una PEC abbassa la guardia, ed è esattamente quello che i cybercriminali sfruttano.

I rischi della PEC nel 2026

Phishing via PEC, furto di credenziali, intercettazione di comunicazioni legali, attacchi BEC (Business Email Compromise): il quadro delle minacce alla posta certificata si è aggravato in modo significativo. Secondo il Report CERT-AGID 2025, le campagne malevole che hanno sfruttato caselle PEC compromesse sono aumentate di circa l'80% rispetto all'anno precedente, con 103 eventi censiti. Di questi, 77 erano campagne di phishing mirate al furto di credenziali bancarie e 26 campagne di distribuzione malware.

Il vettore d'attacco più frequente rimane la posta elettronica. FormBook è risultato il malware più diffuso in Italia nel 2025, appartenente alla categoria degli infostealer (circa il 60% dei campioni analizzati dal CERT-AGID). Questi strumenti sottraggono silenziosamente credenziali, sessioni attive e dati sensibili prima che l'utente si accorga della compromissione. Un ulteriore 30% dei campioni rientra nella categoria dei RAT (Remote Access Trojan), spesso distribuiti tramite allegati apparentemente legittimi.

Aggravante non trascurabile: il 38% degli accessi non autorizzati a caselle PEC avviene per password deboli o riutilizzate (dato CERT-AGID 2025). Il problema non è tecnologico, ma comportamentale.

Misure di protezione concrete

Proteggere la PEC aziendale richiede un approccio a strati: autenticazione robusta, monitoraggio continuativo e policy di utilizzo chiare. Le misure fondamentali sono l'attivazione dell'autenticazione a due fattori (2FA/MFA) sull'account, l'uso di password univoche e complesse, il monitoraggio degli accessi con alert su sessioni anomale, la formazione specifica del personale, il backup periodico delle comunicazioni PEC (che hanno valore legale) e una policy interna di gestione degli accessi.

Non tutti i provider offrono lo stesso livello di protezione. La tabella seguente confronta i principali gestori PEC italiani accreditati AgID sulle funzionalità di sicurezza rilevanti:

ProviderMFA/2FAPEC europea REMMonitoraggio AgIDLog accessi
Aruba PECIn corso (2026)
InfoCert / LegalmailIn corso (2026)
NamirialGià adeguato
Register.it PECParzialeIn corsoLimitato

Per le aziende che gestiscono più caselle PEC, strumenti di monitoraggio centralizzato consentono di assegnare ruoli e livelli di autorizzazione differenziati, generare log certificabili e ricevere alert su comportamenti anomali — funzionalità utili anche ai fini della compliance GDPR e NIS2.

PEC e NIS2: gli obblighi del D.Lgs. 138/2024

Le comunicazioni PEC sono spesso critiche per l'operatività aziendale: notifiche legali, scambi con la PA, contratti. La loro compromissione può avere conseguenze dirette e documentabili, incluse responsabilità legali. La NIS2 — recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024 in vigore dal 16 ottobre 2024 — include esplicitamente la sicurezza delle comunicazioni tra le misure obbligatorie per le entità essenziali e importanti.

L'articolo 24 del D.Lgs. 138/2024 richiede di adottare misure che includono: politiche per l'uso della crittografia e la cifratura delle comunicazioni; autenticazione a più fattori (MFA) o autenticazione continua; comunicazioni vocali, video e testuali protette. In pratica: una casella PEC aziendale senza 2FA attivo, senza log degli accessi e senza policy di gestione documentata è una potenziale non-conformità NIS2. Dall'autunno 2026 l'ACN potrà avviare le verifiche ispettive.

Sul fronte della PEC europea, la transizione allo standard REM (Registered Electronic Mail) definito dal regolamento eIDAS 2.0 renderà obbligatoria l'identificazione forte del titolare (via SPID o CIE) e l'attivazione della 2FA per tutte le caselle che vorranno mantenere validità legale in ambito europeo. I principali gestori italiani stanno già procedendo all'adeguamento in accordo con AgID. Per una stima dei costi di compliance, vedi costi di adeguamento NIS2 e le sanzioni per la non conformità.

Domande Frequenti

La PEC può essere hackerata?
Sì. La PEC certifica l'invio e la ricezione, ma non protegge l'account da accessi non autorizzati. Se le credenziali vengono rubate tramite phishing o infostealer come FormBook, un attaccante può accedere alla casella, leggere comunicazioni riservate e inviare messaggi a nome dell'azienda. Nel 2025 il CERT-AGID ha censito 103 campagne malevole che hanno sfruttato caselle PEC compromesse, con un aumento dell'80% rispetto all'anno precedente.
Come attivare il 2FA sulla PEC?
La procedura varia per provider. Su Aruba PEC si accede alle impostazioni di sicurezza dell'account e si attiva la verifica in due passaggi (OTP via app o SMS). Su Legalmail/InfoCert il percorso è analogo dal pannello di controllo. Su Namirial l'adeguamento allo standard europeo REM include già la 2FA. In ogni caso, la 2FA va attivata su tutti gli account che hanno accesso alla casella PEC aziendale, non solo sull'amministratore.
Cosa prevede la NIS2 per la sicurezza della PEC aziendale?
Il D.Lgs. 138/2024 (recepimento italiano della NIS2, in vigore dal 16 ottobre 2024) richiede alle entità essenziali e importanti di adottare, ai sensi dell'art. 24, misure che includono crittografia delle comunicazioni, autenticazione a più fattori (MFA) e comunicazioni protette. Una casella PEC senza 2FA, senza log degli accessi e senza una policy documentata è una potenziale non-conformità soggetta a verifica ACN dall'autunno 2026.
Qual è il provider PEC più sicuro in Italia?
Tutti i gestori PEC accreditati AgID offrono garanzie di base equivalenti per la certezza giuridica delle comunicazioni. Sul piano della sicurezza operativa, Aruba, InfoCert/Legalmail e Namirial sono i più completi: tutti e tre offrono MFA, log degli accessi e sono in fase di adeguamento allo standard europeo REM. Namirial ha già completato l'adeguamento.
Cosa fare se la PEC aziendale è compromessa?
Primo: cambiare immediatamente la password e revocare le sessioni attive dal pannello del provider. Secondo: attivare la 2FA se non era presente. Terzo: verificare i log degli accessi per identificare le comunicazioni potenzialmente esposte. Quarto: notificare le controparti che potrebbero aver ricevuto messaggi fraudolenti. Se l'entità è soggetta NIS2, valutare l'obbligo di notifica dell'incidente all'ACN entro 24 ore dalla rilevazione (art. 25 D.Lgs. 138/2024).
Cos'è la PEC europea (REM) e cosa cambia per la sicurezza?
La REM (Registered Electronic Mail) è lo standard europeo definito dal regolamento eIDAS 2.0 che sostituirà progressivamente la PEC italiana. Richiede l'identificazione forte del titolare tramite SPID o CIE e l'attivazione obbligatoria della 2FA. Per le aziende significa che la sicurezza della casella non sarà più opzionale ma strutturale al servizio stesso.
La formazione del personale è obbligatoria per la sicurezza PEC secondo la NIS2?
Sì. L'art. 24 del D.Lgs. 138/2024 include esplicitamente la formazione del personale in materia di cybersicurezza tra le misure di gestione del rischio. Per la PEC questo si traduce in percorsi formativi su riconoscimento del phishing via PEC, gestione sicura delle credenziali e procedure in caso di sospetta compromissione. La formazione deve essere documentata e periodicamente aggiornata.