NIS2 nel Settore Alimentare: Obblighi per la Filiera del Cibo

Risposta rapida La NIS2 classifica le aziende di produzione, trasformazione e distribuzione alimentare con più di 50 dipendenti o fatturato superiore a 10 milioni di euro come soggetti importanti ai sensi del D.Lgs. 138/2024. Sono obbligate a registrarsi sulla piattaforma ACN, effettuare un risk assessment e adottare misure minime di cybersicurezza entro le scadenze fissate dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Il Made in Italy alimentare vale oltre 180 miliardi di euro e rappresenta una delle eccellenze del paese. Ma è anche un settore sempre più digitalizzato: tracciabilità elettronica, logistica automatizzata, produzione controllata da PLC, e-commerce B2B. La NIS2 inserisce la produzione, trasformazione e distribuzione alimentare tra i settori importanti, obbligando le aziende sopra soglia a proteggere questa infrastruttura critica.

Per molti imprenditori alimentari, la cybersicurezza è ancora un concetto estraneo. “Noi facciamo pasta, non software” è una frase che sento spesso. Ma un attacco informatico a un’azienda alimentare può avere conseguenze sulla sicurezza alimentare stessa: alterazione dei parametri di produzione, contaminazione dei dati di tracciabilità, blocco della catena del freddo.

Chi rientra nel perimetro

Rientrano le aziende di produzione, trasformazione e distribuzione alimentare all’ingrosso con più di 50 dipendenti o fatturato superiore a 10 milioni di euro. Nella pratica, stiamo parlando di pastifici industriali, aziende lattiero-casearie, macelli, industrie conserviere, aziende di surgelati, grandi distributori food e GDO.

Rischi specifici del settore

  • Blocco della produzione — un ransomware che ferma le linee causa perdite immediate e deperimento materie prime
  • Alterazione tracciabilità — la manipolazione dei dati di tracciabilità può avere implicazioni sulla sicurezza alimentare
  • Catena del freddo — un attacco ai sistemi di refrigerazione può compromettere tonnellate di prodotto
  • Proprietà intellettuale — ricette, processi, fornitori: il know-how alimentare italiano è un asset strategico
  • Supply chain — la filiera alimentare è lunga e frammentata, con molti punti di vulnerabilità

Misure di adeguamento

Per un’azienda alimentare, l’adeguamento NIS2 non richiede stravolgimenti. Si parte dalle basi: inventario dei sistemi (inclusi i PLC delle linee e i sistemi di tracciabilità), segmentazione della rete (separare l’ufficio dalle linee produttive), MFA per gli accessi critici, backup dei dati di tracciabilità e produzione, formazione del personale. Il costo di adeguamento NIS2 per una media azienda alimentare si stima tra 20.000 e 60.000 euro per la fase iniziale, in funzione della complessità dei sistemi esistenti.

Domande Frequenti

Un’azienda agricola rientra nella NIS2?
Generalmente no, la NIS2 riguarda la produzione, trasformazione e distribuzione alimentare, non l’agricoltura primaria. Ma un’azienda agricola che è anche trasformatrice (es. caseificio) potrebbe rientrare se supera le soglie dimensionali.
I sistemi HACCP sono collegati alla NIS2?
Non direttamente, ma se i sistemi HACCP sono digitalizzati e connessi alla rete, la loro protezione rientra negli obblighi NIS2. Un attacco ai sistemi HACCP potrebbe avere implicazioni sulla sicurezza alimentare.
Un’azienda alimentare con 60 dipendenti è obbligata dalla NIS2?
Sì. Un’azienda con più di 50 dipendenti (o fatturato superiore a 10 milioni di euro) che opera nella produzione, trasformazione o distribuzione alimentare all’ingrosso rientra come soggetto importante NIS2 ai sensi del D.Lgs. 138/2024. Deve registrarsi sulla piattaforma ACN e adottare le misure di sicurezza previste.
Quando scade il termine di adeguamento NIS2 per le aziende alimentari?
Il D.Lgs. 138/2024 è in vigore dal 16 ottobre 2024. La registrazione sulla piattaforma ACN è obbligatoria dal 1° dicembre 2024. Gli obblighi tecnici e organizzativi si applicano progressivamente secondo le scadenze definite dall’ACN, con le prime verifiche di conformità attese nel 2025-2026.